Dal Telegraph… Ecco il PP1

6 Giu

Bisogna andare all’estero per leggere articoli preoccupati dalle eventuali conseguenze del PP1 e delle torri di Podrecca.

Qui un articolo illuminante, apparso sul Telegraph del 19 maggio.

Vale la pena riportare qualche brano per capire finalmente quale terribile mostro sia l’idra di Podrecca:

Giotto frescoes could suffer “irreversible damage” from development plans

They are regarded as a supreme masterpiece of medieval Western art and are admired by thousands of visitors to the city of Padua each year.

But frescoes by the Italian Renaissance painter, Giotto di Bondone, in the 14th century Scrovegni Chapel, are now said to be threatened by a symbol of the modern world: a futuristic 30-storey tower of flats, shops and offices.

Three leading academics have launched a public petition which has attracted thousands of signatures from all over Italy in an attempt to halt the construction of the two-pronged tower, designed by a Serbian-born archutect, Boris Podrecca [tre docenti universitari hanno promosso una petizione per fermare la costruzione di un grattacielo bicefalo, disegnato dall’architetto serbo Boris Podrecca]It is part of a € 160 million development just across the river from the chapel [il grattacielo fa parte di un piano di sviluppo da 160 milioni di euro, collocato appena oltre il fiume che scorre affianco la Cappella].

Critics, who are backed by local environmental groups, warn that digging the tower’s foundations will affect drainage across the area and could cause subsidence of the chapel walls, on which the frescoes are painted [Lo scavo delle fondamenta inciderà sul drenaggio di falda nella zona e potrebbe compromettere la stabilità delle pareti della Cappella, su cui sono dipinti gli affreschi ]. At the same time, say opponents of the plan, humidity may be raised – posing a particular threat to the delicate surface of the brilliantly-coloured images [l’umidità potrebbe aumentare, ponendo in serio pericolo i colori sgargianti dei delicati dipinti].

“The building project is the height of irresponsibility,” said Chiara Frugoni, a former professor of medieval history at theUniversityofRomewho has written extensively on the Scrovegni Chapel. “The evidence is that it could cause permanent, irreversible damage to Giotto’s extraordinary paintings.”

Giotto’s depiction of rounded figures in three-dimensional space was a milestone in art, and of incalculable influence.

Padua’s city council previously postponed a plan to build a new auditorium 150 yardsfrom the chapel because an expert survey concluded that it posed a risk to the building. Prof Frugoni said: “We know from that survey that the sub-soil is extremely fragile, so that digging the foundations for the skyscraper will affect the drainage and may cause subsidence to the walls of the chapel. Both could ruin Giotto’s paintings. How could anyone contemplate taking that sort of risk?”

Opponents say that the tower – at 330 feet high, on a much bigger scale than the shelved auditorium – will pose much greater risks to the 27-foot tall chapel and the frescoes within it.

Constructing the skyscrapers will affect the water levels in the subsoil in the area around the chapel,” said Prof Frugoni. “There is a real possibility that the result will be that water will flood around it.

“Everyone with any knowledge of frescoes is aware that excessive damp can cause them to crumble, or to peel off the wall to which they are attached.”

The chapel already restricts access by visitors, with no more than 50 allowed within it at any one time, none for more than 20 minutes, in order to reduce damage by condensation from their breath.

Its crypt is already partly waterlogged with mud on the floor, which has caused it to be closed indefinitely, even though the ceiling is also painted with stars by Giotto.

But the council has approved the private development, by a consortium of companies, which it says will speed up Padua’s economic growth. Ivo Rossi, deputy mayor has declared that “nothing will happen” to the chapel as a result of the new building.

A Padua city councillor, Andrea Colasio said there was no risk to the frescoes. “The council has done all that it could have to guarantee the protection of the chapel,” he said. “We don’t need a team of international experts to ‘save’ Giotto, the frescoes are already in the very best condition.”

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Auditorium: incoscienza o depistaggio?

17 Mag

Dall’ultimo articolo è trascorso molto tempo. Tra le altre ragioni, ciò è dovuto anche alla crescente inquietudine nei confronti della (giusta) battaglia contro il chimerico auditorium della Padova futura e futuribile!

Molta acqua è scorsa sotto i pochi ponti di quella che fu Padova città d’acque… Bisognerà allora recuperare velocemente il bandolo della matassa!

Partiamo un po’ da lontano. Ho dedicato un certo spazio alla notizia sui buchi nel bilancio della fondazione Orchestra di Padova e del Veneto.

Questo ente:

  1. annovera nel proprio direttivo voci illustri tra i sostenitori del patavinico auditorium (tra cui quella del sindaco Zanonato e quella suadentissima et armoniosa del novel giurisprurito, Dott.  Scimone);
  2. è strafinanziato da Comune, Provincia e Regione;
  3. si occupa di pagare i musici di varia estrazione e nazione che si sono finora esibiti, concertando, sul ring del Pollini.

Poiché l’amore dei Padovani per la musica è tanto e tale, il suddetto Pollini riesce a fare il tutto esaurito solo in occasione di saggi e concerti gratuiti, in occasione dei quali, pur di avere qualche sollievo alla noia mortale che affligge la città, orde di raffinati intenditori si riversano in Via Porciglia per arraffare una poltrona, costi quel che costi, sganassoni inclusi.

Capita dunque che, nonostante la valanga di denari versati dagli indicati enti, la gestione faccia acqua a secchi,  tanto da non riuscire a pagare nemmeno gli stipendi alla squadra di casa, i mirifici Solisti Veneti di scimonica memoria!

La notizia è rimpallata da Gazzettino e Mattino di Padova nelle date del 10, 11 e 12 maggio, dando ampio risalto al comunicato che i suonatori avrebbero letto in apertura del concerto di fine stagione, per sensibilizzare i rappresentanti delle associazioni sindacali, unico pubblico presente in sala.

Sul panorama di queste tristi e desolate vicende, si innestano presto nuovi e più fertili spunti di riflessione.

Tra proclami, scioperi e azioni dimostrative, ne viene annunciata una che potrebbe fare un bel po’ di rumore, in una città abitata da soggetti senzienti anziché da automi telecomandati da partiti, partite et altre quisquilie.

Il Mattino di Padova del 15 maggio, serafico, ci fa sapere che:

“I cantieri in piazzale Stazione domani alle 10 verranno bloccati. L’impresa che ha vinto l’appalto dei lavori, la Martini Scavi Srl di Massimo Martini di Carbonara di Rovolon, ha deciso di dirottare gli operai in altri cantieri. Il Comune non rispetta i patti e non paga il dovuto a fronte del regolare stato avanzamento dei lavori. Questa la motivazione contenuta in una lettera inviata oggi a Comune, Trenitalia, Aps holding, Taxi Padova e Polizia municipale, i soggetti cioè più coinvolti nel fermo cantiere.

[…] «Siamo al 14 maggio e non abbiamo visto nulla. Tra l’altro oggi è maturato il secondo certificato di pagamento per 208 mila euro più Iva che scadrà fra un mese», afferma Massimo Martini. «Abbiamo deciso di sospendere i lavori e chiederemo i danni, perché abbiamo scoperto che i soldi non arrivano semplicemente perché non ci sono. Abbiamo chiesto spiegazioni alla Ragioneria del Comune e abbiamo scoperto che per quest’opera non risulta la copertura finanziaria».

Per la braghetta di Panurgo, il Comune di Padova vivrà millant’anni, se per la salute dei debitori non si lesina in preghiere!

Ma proseguiamo. Speditamente. Scopriamo così l’ennesima meraviglia, una vera sciccheria proprio a un tiro di sasso dall’auditorium di Zanonato!

Titola il Gazzettino di Padova dell’11 maggio:

Mini-auditorium vicino al Piovego

I Costruttori trasferiranno la sede nell’ex Macello delle carni a un passo dall’ex Boschetti

“Un nuovo auditorium a 30 metri in linea d’aria dalla casa della musica padovana progettata da Klaus Kada. Il primo sarà pronto tra circa un anno e troverà posto all’interno dell’ex tripperia comunale, del secondo che dovrebbe essere costruito in piazzale Boschetti si sono (quasi) perse le traccia. Sono iniziati una decina di giorni fa infatti i lavori per la realizzazione della nuova sede del Consorzio costruttori padovani.

All’interno dell’ex tripperia troveranno posto così uffici, sale riunioni, qualche sportello e appunto un vero e proprio auditorium da 150 posti che dovrebbe essere utilizzato per convegni e conferenze”

Certo il confronto tra i due auditoria resta impari per dimensioni e posti disponibili. Ma l’intervento ridà voce a chi chiede la realizzazione di un auditorium diffuso, attraverso la valorizzazione e riconversione dei molti spazi attualmente disponibili.

Tirando le fila del discorso, tra conti disastrati, debiti non pagati ed esempi virtuosi di gestione del territorio, il monotono refrain sull’auditorium di Kada ci mette nella scomoda posizione di chiederci finalmente se  a Palazzo Moroni siedano soggetti che, anziché agire sull’onda della pura emotività, del cieco istinto e della più assoluta improvvisazione (cosa che sarebbe legittimo immaginare, sulla base dei riscontri appena elencati), seguano viceversa un freddo, minuzioso piano, calcolato fin nei minimi dettagli.

I romani hanno coniato due aforismi meravigliosi per temprar lo scettro ai regnator: divide et impera e panem et circenses. L’Italia, che non ha mai fatto mistero della venerazione degli antichi fasti di Roma, diventato impraticabile il mito imperiale, ha ripiegato sugli aspetti meno trionfalistici e più pragmatici del culto romano… Se è per questo non solo l’Italia. Ed eccoci bellamente coinvolti nella società della distrazione (dite pure divertimento, cambia l’etimo ma il significato resta pressoché identico).

Tutti a goderci lo spettacolo del sindaco che schiuma bile perché la Frugoni lo pizzica con le mani nella marmellata, tutti in brodo di giuggiole se ministro e soprintendenza gli allungano un ceffone morigeratore (in effetti la cosa era molto godibile). Tutti ad accapigliarci sull’imprescindibilità morale e metafisica dell’auditorium, sul primato della ragion kadastrofica.

E intanto? Intanto a 50 metri di distanza procedono sereni e indisturbati i lavori del PP1, pingue gallo dalla uova d’oro, sul quale palazzo Moroni ha fatto un bell’investimento e sui frutti del quale gli amministratori antenorei allungano già le dita sottili e rapaci, accalorati eccitandosi ogni giorno di più. Detta in sintesi: è ora di riscuotere!

Ma sul PP1 e sulle torri di Podrecca gravano come macigni innumerevoli interrogativi di ordine contabile, gestionale e ambientale. Peccato che nessuno se ne interessi.

Insomma, crescit eundo il sospetto che l’auditorium iperspaziale del nostro beneamato, piccolo, grande, largo, sottile sindaco sia solo un chiassoso effetto speciale per farci guardare la luna mentre il dito gratta il fondo del barile!

A proposito di effetti speciali, c’è un altro fatto che mi ha messo la pulce nell’orecchio.

Parliamo ovviamente dell’ex cinema Altino, un’opera d’arte vincolata dalla soprintendenza, un bene di cui Padova dovrebbe essere orgogliosa e da trattare con considerazione. Un bene incivilmente ignorato. il Comune non ha nessun interesse a recuperarlo, tutto proiettato com’è sulla speculazione edilizia. La proprietà sarebbe disposta a farlo saltare in aria pur di rientrare nel mercato immobiliare, eliminando finalmente gli effetti antieconomici dei vincoli di destinazione.

Questo piccolo gioiello rischia, quindi, di rimanere abbandonato ai teatrini della banda armata più accanita della città!

Dai tempi del restauro del San Gaetano, i signorini del Pedro scalpitano per avere uno spazio autogestito in pieno centro. Sembra che il momento sia finalmente propizio per uno scambio interessante.

I ragazzotti, tutti spranga e socialismo®, dipendono più che abbondantemente dalla benevolenza del Comune: che gli paga bollette, li lascia bivaccare nell’illegalità più palese, concedendo loro spazi pubblici per organizzare manifestazioni e spettacoli gestiti in totale spregio della normativa fiscale, di tutela del lavoro, di protezione e sicurezza pubblica…

Io la vedo così: un cane può mordere chi lo nutre, ma non credo che arriverà mai ad ammazzarlo, rimanendo a guardare la scodella vuota!

Allora l’alternativa è questa.

  1. Il Pedro, in segno di protesta contro l’auditorium, occupa l’Altino, simbolo delle occasioni perdute per una città viva e sostenibile.
  2. Il Pedro occupa l’Altino e prende due piccioni con una fava: ottiene finalmente il suo nuovo presidio militarizzato nel cuore della città, mantiene viva l’attenzione della città sull’effetto speciale di Zanonato (la questione auditorium sì/auditorium no), disinnescando nel contempo uno degli argomenti più problematici della questione, cioè il recupero dei luoghi simbolo della città.

Chi lo sa? Intanto sul PP1 nessuno dice nulla! E tutto tace.

Ma che bel castello…

15 Apr

Castello dei CarraresiPare che il Comune perseveri nel completo disinteresse nei confronti della comunità civica padovana. Continuando viceversa ad investire su visionari monumenti faraonici, destinati a concedere qualche boccata di ossigeno ad un modello economico in agonia e, soprattutto, a sfregiare ulteriormente il paesaggio urbano.

Come se non bastasse, la folle corsa alla desertificazione dei valori identitari del paesaggio è accompagnata dall’indifferenza verso elementi di un patrimonio già esistente e perfettamente integrato, che dovrebbe essere restituito alla città, sorta di identità ritrovata, nel cui ambito scoprire nuove possibilità di vita aggregata.

L’11 aprile esce,  su “il Gazzettino” di Padova, quest’incredibile articoletto!

“Il Castello dei Carraresi spacca il centrosinistra

“Congelata la richiesta di fondi comunali

Il Castello dei Carraresi divide il centrosinistra.

Una divisone che era nell’aria già da tempo, una divisone che si è materializzata ieri sera durante la seduta della commissione Cultura dedicata appunto al restauro del Castello. […]

Un appuntamento durante il quale è stato presentato un documento a firma del capogruppo della civica Padova per Flavio Zanonato Andrea Busato e del consigliere dipietrista Michele Toniato. Documento in cui si chiede, in buona sostanza, di dare un’accelerata ai lavori di restauro del monumento e soprattutto che l’amministrazione comunale contribuisca economicamente all’operazione. Operazione che fino ad oggi è andata avanti solamente grazie ai finanziamenti portati a casa dal ministero ai Beni Culturali grazie al pressing di Colasio. Il documento però non è per nulla piaciuto ai consiglieri del Partito democratico che si sono irrigiditi. In modo particolare il capogruppo democratico Gianni Berno si sarebbe detto indisponile ad avvallare un dispositivo che rischia di togliere risorse all’auditorium. A partire da Zanonato, per arrivare all’ultimo consigliere del PD infatti, il Castello è considerato una vera minaccia per la casa della musica padovana. Una minaccia che rischia di drenare risorse al mega progetto che dovrebbe trovare pasto in piazzale Boschetti. Proprio per questo ieri sera la riunione della commissione Cultura si è conclusa con un nulla di fatto. (Al.Rod.)”

Se veramente la situazione fosse quella descritta, ci troveremmo di fronte ad una parte dell’amministrazione comunale ormai accecata dal proprio solipsismo!

Onestamente, una tale determinazione diviene sospetta, di fronte ad un progetto problematico sotto innumerevoli punti di vista e difficilmente qualificabile in termini di importanza strategica. Non stiamo infatti ragionando di infrastrutture essenziali per risolvere problemi primari dei cittadini, la cui urgenza imponga di provvedere celermente, sacrificando distinguo ed esitazioni.

L’auditorium, in quanto progetto culturale, non può di certo sottrarsi al metodo tipico della cultura, di cui il confronto, il dialogo, la meditazione e la dialettica sono strumenti privilegiati. E in un serio dibattito culturale, non può passare in secondo piano l’esigenza di riaccendere la dinamica civile e di riportare i cittadini a vivere le strade e i luoghi urbani. In ogni caso, risulta quanto meno arbitrario voler stabilire priorità culturali, progetti di seria A e di serie B.

In definitiva, di fronte all’avanzata militare dell’auditorium, occorre rispondere a una domanda: cosa c’è sotto?

Dialettica

11 Apr

Non c’è niente di meglio del vivo confronto per affrontare una tematica complessa.

Padova risorgerà dalle ceneri

4 Apr

Tra le notizie apparse sulla stampa nell’ultimo periodo, ce ne sono un paio che ci hanno regalato il sorriso!

Il 29 marzo, il “mattino di Padova” titola:

Giotto, il ministro pensa al vincolo

Cosa c’è di nuovo sotto il sole? Una speranza in più!

“La visita ispettiva alla Cappella degli Scrovegni voluta dal ministro Lorenzo Ornaghi ha lasciato il segno. Franco Miracco, consigliere del titolare dei Beni culturali, ha ribadito che non c’è nessun conflitto con il Comune ma ha chiesto di allargare il raggio d’osservazione non solo a piazzale Boschetti, ma anche al PP1 di via Valeri-Trieste dove si sta scavando per costruire le torri di Podrecca, alte più di cento metri”.

Altro che auditorium: questa è musica per le nostre orecchie! Finalmente qualcuno indica pubblicamente la strada corretta per operare in reale sicurezza: a dire il vero, non dissimili erano le conclusioni dei tre saggi. Che però si ponevano al termine di un documento lungo e oscuro ai più, di difficile accesso e problematica comprensione! Ora, invece, il messaggio arriva forte e chiaro, niente meno che dalla voce del ministero! Voce che, a quanto pare, non intende limitarsi a gridare nel deserto: pare infatti che

“da Roma possa arrivare una decisione perentoria: l’ampliamento della fascia di rispetto e protezione della Cappella degli Scrovegni. Ornaghi con la Soprintendenza sta valutando questa ipotesi? Pare proprio di sì”.

Mentre ebbri festeggiamo scompostamente, arriva il raddoppio sul “Corriere del Veneto” di sabato 31 marzo, con una bella intervista firmata da Davide D’Attino.

Padova. «Giotto, riapriamo la cripta»

Chiara Frugoni, la docente che lanciò il manifesto degli intellettuali, in sopralluogo ieri agli Scrovegni.

La medievalista: troppo umidità, quello spazio va bonificato.

I grandi interventi. Troppo cemento: io bloccherei Pp1 e Auditorium. La Cappella prima di tutto.

Parole d’ordine di fronte alle quali il nostro entusiasmo trabocca! Non osavamo sperare che qualcuno arrivasse infine a profferire un simile meraviglioso auspicio!

 “PADOVA — Aprire al pubblico la cripta che si trova sotto la Cappella degli Scrovegni. Ed effettuare un censimento di tutti i pozzi esistenti nell’area che va da via Trieste a piazza Eremitani e che servono a controllare le due falde acquifere, collegate tra loro e praticamente parallele al Piovego. Sono anzitutto questi i suggerimenti, piuttosto energici, che ieri mattina, nel corso di un sopralluogo dentro e fuori il monumento di Giotto, la professoressa Chiara Frugoni, nota storica dell’arte medievale originaria di Pisa, ha voluto rivolgere al Comune”.

Già questo sarebbe sufficiente per fondare un fan club in  onore della professoressa! Ma procediamo!

“La visita all’interno della cripta, che in molti preferiscono chiamare cenobio, è durata circa mezz’ora: “Secondo ciò che mi è stato raccontato, e non stento a crederci, questo spazio tende ad allagarsi ogni volta che piove – ha esordito la Frugoni con addosso due babbucce impermeabili proprio per non bagnarsi i piedi, considerata la presenza di un evidente rigagnolo d’acqua – Negli ultimi tre anni, ad esempio, è sempre successo. E persino adesso, nonostante parecchi mesi di siccità, si nota come questo luogo sia un bel po’ umidiccio. E’ un vero peccato – si è rammaricata la professoressa – soprattutto perché non credo che, a suo tempo, questa cripta sia stata costruita per imbarcare acqua e restare chiusa al pubblico». E poi ha continuato il suo ragionamento: «Anzi, è molto probabile che si trattasse di una sorta di sacrestia, dove abitualmente si riuniva la comunità religiosa che frequentava la Cappella. Insomma, questo spazio deve essere bonificato ed aperto ai cittadini e ai turisti». Quindi, l’intellettuale toscana ha rilanciato l’idea, di fronte alla decisione del Comune di rivitalizzare il ruolo della Commissione dei sedici, che aveva controllato la «salute» degli Scrovegni durante il restauro di dieci anni fa, di costituire «una commissione di esperti a salvaguardia degli Scrovegni, possibilmente formata non solo da padovani – ha sottolineato – ma anche da studiosi provenienti da altre zone d’Italia e del mondo»”.

L’idea è pregevolissima: ciò permetterebbe una migliore percezione, in chiave unitaria e sistemica, dell’area monumentale dell’Arena romana! E contribuirebbe a focalizzare l’opinione pubblica sulle reali esigenze di tutela della zona!

“Infine, una battuta sulle nuove costruzioni al di là del Piovego: «Prima il parcheggio multipiano dell’ex Cledca, poi il mega-intervento del Pp1, un domani chissà l’auditorium al Boschetti – ha osservato la Frugoni. È innegabile come si stia cementificando un po’ troppo. Dipendesse da me, bloccherei ogni opera e farei una bella area verde. Perché la conservazione della Cappella di Giotto viene e deve venire prima di tutto»”.

Più che una battuta, questa è una cannonata!

Intanto prosegue anche il dibattito sul destino del centro storico: privata dei suoi centri di aggregazione storici, Padova è una città in stato di torpore sociale. Tra i centri commerciali, i multiplex, i Mac Donald e la grigia progenie della cementificazione, la vita sociale si è spostata in non-luoghi periferici, dove l’ammasso ha preso il posto dell’aggregazione. Dove il consumo ha sostituito la partecipazione.

Intanto le vecchie glorie padovane, l’Altino, il Concordi, il Mignon e altri edifici storici, cadono vittime della polvere, della mercificazione (triste sorte del Supercinema e del Quirinetta) o della prepotenza di chi vorrebbe sottrarre la città all’autorità dello Stato.

In questo triste degrado, bisogna salutare con entusiasmo l’appello di Giulio Muratori, capo delegazione del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano di Padova, che rilancia un tema che dovrà, prima o poi, entrare nell’agenda delle istituzioni: realizzare l’auditorium proprio all’interno del cinema Altino. Poche settimane fa i bilanci dell’Orchestra di Padova e del Veneto dimostravano che già l’auditorium del Pollini sarebbe più che sufficiente alle esigenze della città. Ma è giusto articolare il discorso culturale, in modo da offrire più proposte e ridare vita alla città. Così Muratori lancia un’idea bellissima:

“Non proponiamo una Casa della musica ma una Via della Musica – spiega Muratori – che metta in collegamento il Pollini con il centro culturale San Gaetano. L’Auditorium non risponde al mercato della musica in città, non ci sono così tanti concerti che richiamano migliaia di persone per la musica sinfonica. Non so se sono state fatte analisi precise. I proprietari dell’Altino sono privati e il compito di trattare, per Muratori, spetta al Comune”.

In questo modo si lascerebbe libera l’area di piazzale Boschetti, oggetto delle attenzioni del Ministero dei Beni culturali.

Di fronte alle tante perplessità che si vanno raccogliendo intorno al progetto di Piazzal Boschetti, anche alcuni assessori del Comune di Padova cominciano a manifestare chiaramente la loro propensione verso soluzioni di maggiore disponibilità nei confronti delle voci critiche.

“L’assessore alla Cultura Andrea Colasio scende in campo in difesa dell’Altino, uno dei «buchi neri» del centro storico insieme al castello dei Carraresi e all’ex cinema Concordi. «Sia per il suo valore che per la vicinanza al San Gaetano, fiore all’occhiello della città, l’Altino avrebbe potuto costituire un’alternativa a piazzale Boschetti», sostiene Colasio. L’assessore del Pd conclude: «Esiste un programma che prevede un percorso diverso ma l’Altino potrebbe essere un “piano B”.

Tartaruga vs Lepre: 1 – 0

$oldi

3 Apr

Un paio di settimane fa, sul “mattino di Padova” esce questo articolo…

Mezzo milione di rosso nei conti dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Un bilancio imbarazzante che mercoledì 28 sarà di nuovo scandagliato dal consiglio generale (presieduto dal sindaco Flavio Zanonato con Mario Carraro vice).

I conti non tornano da più versanti. Ammonta a circa 200 mila euro il deficit gestionale dell’Orchestra con una quarantina di concerti all’attivo”.

I numeri sono spietati. A fronte di un contributo di 250 mila euro da parte della Regione (cui si aggiungono quelli di Comune e Provincia) – la gestione appare fortemente sbilanciata”.

“La stagione all’auditorium del conservatorio Pollini non supera i 400 abbonati; la biglietteria dei concerti denuncia «incassi imbarazzanti»”.

“Il bilancio dell’Orchestra si riverbera inevitabilmente sul progetto di Auditorium in piazzale Boschetti. I massimi sostenitori della «casa della musica» occupano le posizioni di primo piano nella Fondazione Opv e nella sua gestione. Dal sindaco Zanonato al maestro Scimone, da Mario Carraro ai musicisti. Il progetto Kada, però, si è arenato a palazzo Moroni. E negli ultimi mesi si sono moltiplicate le «offensive» di critici, scettici e contestatori”.

A questo punto il destino (contabile) dell’Orchestra sarà difficilmente separabile dalla verifica (politica) sull’Auditorium“.

Queste sono le premesse per la gestione del futuro auditorium! Già, perché prima o poi – Claudio Scimone permettendo – occorrerà tenere in considerazione anche i profili economici in ogni modo connessi alla realizzazione. Ciò è fondamentale per non ereditare l’ennesimo tempio al vuoto spinto!

A proposito di profili economici, il Comune, mettendo a nudo tutti i nervi scoperti del progetto e le relative problematiche (tutt’altro che risolte), ha ricominciato a distribuire incarichi per studiare la fattibilità dell’auditorium!

Dal “mattino di Padova” del 24 marzo 2012, pag. 27

“Il monitoraggio idrogeologico di piazzale Boschetti non si è concluso con il parere dei tre “saggi” che la scorsa estate hanno valutato l’assetto dell’area dove dovrebbe sorgere l’Auditorium di Kada.

La ditta Vincenzetto di Villa Estense (incaricata un anno fa dei carotaggi nella zona) ha ri­cevuto un nuovo compito dal Comune. Nei prossimi tre mesi raccoglierà ed analizzerà i dati raccolti nei rilevatori di pressione inseriti nelle falde che scorrono sotto piazzale Boschetti”.

Si tratta di un pannicello caldo. Uno schiaffo a chi sta monitorando la situazione, documentandosi e tenendosi aggiornato! Tutto ciò è ridicolo, quando si consideri che la relazione dei tre saggi richiedeva la costante disponibilità  di “un efficiente sistema di monitoraggio delle falde” per verificare eventuali alterazioni sui regimi idraulici sotterranei, con la misurazione in tempo reale dei dati e il controllo da parte di personale specializzato, al fine della “segnalazione tempestiva di eventuali anomalie”. Tutto ciò era richiesto come condicio sine qua non per la realizzazione di qualsiasi intervento nell’area, posto che:

“l’assenza di dati certi o una non attenta conduzione dell’attività di monitoraggio può vanificare ogni intervento per la salvaguardia dell’area monumentale degli Scrovegni”.

E l’inutilità di un intervento parziale diventa una vera e propria aggressione alla cittadinanza, traducendosi in uno sperpero di denaro pubblico.

La pericolosità degli interventi programmati, dal PP1 all’auditorium, è stata ribadita – o per lo meno sottintesa – da Franco Miracco, consigliere del Ministro della Cultura, e Sabina Ferra­ri, soprintendente ai Beni ar­chitettonici e paesaggistici del Veneto orientale, entrambi in visita a Padova per verificare cosa stia combinando il Comune in prossimità di un monumento di importanza internazionale.

Miracco aveva già somministrato una tiratina d’orecchi agli amministratori patavini, Boldrin in testa, facendo notare come sul progetto mancasse la parola definitiva della Soprintendenza. Gloria in excelsis: qualcuno se n’è accorto!

Ora, ribadito il concetto e rimessi in riga gli autocrati padovani, Miracco invita il Sindaco a fare autocritica e ad approfondire tutte le tematiche: e subito Zanonato si impegna a far risorgere la Commissione dei 16 che si era già occupata degli interventi di restauro della Cappella degli Scrovegni (vd. “Corriere del Veneto” – 29.03.2012, pag. 11).

“il Comune […] ha de­ciso di ricostituire la Commis­sione interdisciplinare per la conservazione e il restauro del­la Cappella degli Scrovegni.

Quest’organo, creato nel 1994 proprio per preservare l’opera (in primis le pareti af­frescate da Giotto) dal micro­clima esistente all’interno e in particolare dall’umidità che sa­le dalla cripta, era composta da 16 persone: [il direttore dei Musei ci­vici Davide] Ban­zato e [l’archi­tetto Luigino] Gennaro e poi Serenella Borsella, pure lei architetto di Palazzo Moroni, quindi i so­printendenti Anna Maria Spiazzi, Giuliana Ericani, Gu­glielmo Monti, Eddi Pezzetta e Vasco Fassina, infine i pro­fessori universitari (di Fisica tecnica, Energia elettrica, Co­struzioni e trasporti) Cesare Bonacina, Marco Mariotti, Piercarlo Romagnoli, Paolo Baggio, Lorenzo Fellin, Vitto­rio Iliceto, Claudio Modena e Paolo Soardo. Si trattava dun­que di un istituto di alto profi­lo che, passo dopo passo, ave­va monitorato prima la realiz­zazione del cosiddetto Corpo tecnologico attrezzato all’in­gresso della Cappella e poi il grande restauro tra il 1999 ed il 2001″.

Se, da un lato, si tratta di un’ottima notizia, per altro verso è l’indizio della perseveranza diabolica dell’amministrazione padovana. La quale, piuttosto che rivedere prudentemente le proprie scelte, ascoltando le richieste della voce critica e attenta della città, continua a portare avanti caparbiamente e irragionevolmente le proprie determinazioni.

Quindi, altri costi per i padovani, motivati esclusivamente dai capricci del Sindaco.

Il quale – forse per digerire i bocconi amari ingoiati qualche giorno prima – taglia la testa al toro, ribadendo:

“la battaglia contro l’Auditotium non determina, come alcuni credono, la realizzazione di un parco in piazzale Boschetti, dove è già prevista una cubatura che, se non sarà destinata all’Auditorium, comporterà la realizzazione di uffici da mettere sul mercato immobiliare“.

Una simile risposta restituisce la percezione reale del clima (di terrorismo) politico che si è imposto a Padova. Che risposta può mai essere questa? Soprattutto dopo le precauzioni imposte niente meno che dal portavoce del ministero? E che dire di un simile fatalismo, quando provenga da chi è responsabile ultimo della gestione del territorio comunale e da chi ha la disponibilità effettiva delle scelte in materia di urbanistica.

Senza contare che le nuove destinazioni d’uso furono firmate dalla stessa mano che oggi sottoscrive certe dichiarazioni.

Il Sindaco, sempre pronto a rivendicare orgogliosamente la propria responsabilità nella gestione della città, fa spallucce,  fingendosi impotente: quasi che l’auditorium a Piazzal Boschetti fosse l’estrinsecazione meno esiziale di un male necessario! La città sta pagando inutili rituali per un’ostinata presa di posizione.

Comunque il dibattito si sta arricchendo di protagonisti e di risvolti. La situazione va articolandosi in scenari prima inimmaginabili! E tutto questo non può che farci ben sperare.

Tre articoli in sequenza…

2 Apr

Partiamo dal più recente.

Dal “Corriere del Veneto”, del 29 marzo 2012:

Giotto, il Comune rilancia la commissione dei sedici.

Monitorò gli Scrovegni durante i restauri: torna per i grandi progetti.

PADOVA — Il sopralluogo di lunedì scorso alla Cappella degli Scrovegni, protagonisti Franco Miracco, consigliere del ministro della Cultura Lorenzo Omaghi, e Sabina Ferrari, soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici del Veneto orientale, ha lasciato il segno. Tanto che il Comune, presente all’ispezione di tre giorni fa con il vicesindaco Ivo Rossi, l’assessore all’Edilizia monumentale Luisa Boldrin, il direttore dei Musei civici Davide Banzato e l’architetto Luigino Gennaro, ha deciso di ricostituire la Commissione interdisciplinare per la conservazione e il restauro della Cappella degli Scrovegni.

Quest’organo, creato nel 1994 proprio per preservare l’opera (in primis le pareti affrescate da Giotto) dal microclima esistente all’interno e in particolare dall’umidità che sa­le dalla cripta, era composta da 16 persone: i già citati Banzato e Gennaro e poi Serenella Borsella, pure lei architetto di Palazzo Moroni, quindi i soprintendenti Anna Maria Spiazzi, Giuliana Ericani, Guglielmo Monti, Eddi Pezzetta e Vasco Fassina, infine i professori universitari (di Fisica tecnica, Energia elettrica, Costruzioni e trasporti) Cesare Bonacina, Marco Mariotti, Piercarlo Romagnoli, Paolo Baggio, Lorenzo Fellin, Vittorio Iliceto, Claudio Modena e Paolo Soardo. Si trattava dunque di un istituto di alto profilo che, passo dopo passo, aveva monitorato prima la realizzazione del cosiddetto Corpo tecnologico attrezzato all’ingresso della Cappella e poi il grande restauro tra il 1999 ed il 2001.

La Commissione, quasi sempre agli ordini degli architetti comunali Gennaro e Borsella, ha smesso di riunirsi più di cinque anni fa: l’ultima convocazione, infatti, risale al gennaio del 2007. Pertanto, risulta quanto meno difficile non collegare la sua annunciata ricostituzione con il sopralluogo di lunedì scorso. Durante il quale, chiaramente, Miracco e la Ferrari hanno domandato al vicesindaco Rossi e all’assessore Boldrin un qualche impegno maggiore nella cura degli Scrovegni, specie considerati i vicini interventi già realizzati (il parcheggio multipiano dell’ex Cledca), quelli in corso (il mega-complesso residenziale-direzionale-commerciale del PP1) e quelli in progetto (l’Auditorium in piazzale Boschetti).

«Da parte nostra – assicura il vicesindaco – c’è sempre stata, c’è e continuerà ad esserci massima attenzione perla Cappelladi Giotto, che infatti viene controllata quotidianamente, 24 ore su 24, da un apposito sistema che misura il grado di umidità e l’eventuale presenza di acqua nella cripta».

Domani intanto sarà a Padova la nota storica dell’arte Chiara Frugoni, prima firmataria dell’appello «Save Giotto» lanciato due mesi fa da un gruppo di intellettuali, tra cui lo stesso Miracco.

Davide D’Attino

Proseguiamo con il secondo, più risalente.

Dal “Corriere del Veneto”, del 1 marzo 2012.

PADOVA – Auditorium, Miracco attacca la Boldrin «Non c’è il parere della Soprintendenza» 

Il caso. Il consigliere del ministro della Cultura: «È obbligatorio, senza di quello l’opera non si fa»

PADOVA — Scoppia un caso sulla questione del parere della Soprintendenza al progetto del nuovo auditorium, che dovrebbe sorgere in piazzale Boschetti.

Martedì, durante l’incontro al Bo con l’ex rettore della Normale Salvatore Settis e il giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella, l’assessore ai Lavori pubblici Luisa Boldrin, rispondendo alle accuse dello stesso Settis («Sulla casa della musica è urgente un parere della Soprintendenza»), aveva affermato che in realtà il parere per l’Auditorium già ci fosse.

«E stato dato ai tempi della gara per il progetto – ha sostenuto – tanto che l’allora Soprintendente, Guglielmo Monti, era nella commissione che aggiudicò la gara».

Ieri, però, sulle dichiarazioni dell’assessore ha preso posizione Franco Miracco, consigliere del ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi. Fornendo una versione diametralmente opposta.

«Al momento non esiste alcun parere della Soprintendenza sul progetto del nuovo auditorium – ha replicato Miracco -. La conferma viene anche dalla nuova Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici delle province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, la dottoressa Sabina Ferrari. È chiaro dunque che senza questo documento, che è considerato un passaggio obbligato, l’auditorium non si può fare».

Il consigliere del ministro, già portavoce in Regione di Giancarlo Galan, però è andato oltre. «Rispondendo a Settis, la Boldrin ha svelato una procedura quantomeno originale – ha aggiunto. Ossia che il Soprintendente che avrebbe dato l’ok al progetto, l’architetto Guglielmo Monti, fosse addirittura uno dei membri della commissione aggiudicatrice del progetto. Si tratta con tutta evidenza di un caso di conflitto di interessi. Come è possibile che colui che avrebbe dovuto dare il via libera, in qualità di Soprintendente, stesse anche nella commissione che giudicava i progetti?».

Miracco, dunque, conclude. «Siccome non risulta alcun parere della Soprintendenza sul nuovo auditorium, evidentemente l’assessore confonde il parere ufficiale con quello dato in qualità di commissario dell’architetto Monti».

La Boldrin, interrogata sul caso, risponde così: «Noi abbiamo un parere generico sull’area firmato dall’allora Soprintendente Monti. Quella di Miracco è una polemica sterile. Inoltre vorrei capire dove stia il conflitto di interessi. Siamo stati noi a volere il Soprintendente nella commissione, apposta perché seguisse i progetti. E poi perché tirare fuori queste cose adesso? All’epoca non ci fu alcuna obiezione».

Giovanni Viafora

Ci piace pensare, con un pizzico di vanità, che il terzo articolo possa essere questo.

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